La Sede Del Ritratto, workshop di Efrem Raimondi

Antefatto: il 10 e 11 Ottobre 2015, a Follonica, Efrem Raimondi ha tenuto un Workshop fotografico, "La Sede del Ritratto", preceduto il 9 Ottobre da una Lectio Magistralis aperta a tutti, "La Fotografia non Esiste". 
Per me è stato un onore e un immenso piacere organizzare il tutto, la riuscita di entrambi gli eventi è stata davvero grandiosa.

Prima di lasciare la parola a Elisa Orlando, che vi racconterà come è andata dal suo punto di vista, desidero ringraziare il Comune di Follonica, il Cantiere Cultura e "La Città Visibile" di Grosseto, che hanno dato il loro patrocinio e aiuto concreto mettendo a disposizione risorse organizzative e la Pinacoteca Civica.

Elisa assieme a Efrem Raimondi, in una pausa del Workshop. ©E. Orlando, 2015.

La Sede del Ritratto

di Elisa Orlando

Il Ritratto. Se pensate a questa parola, vi verranno in mente decine di immagini. Dipinti, foto sbiadite, facce sorridenti, espressioni rapite. Se tra le vostre passioni c’è la fotografia, più di un amico vi avrà chiesto “me lo fai un ritratto?”, e voi, con leggerezza, avrete cercato un posto carino con una bella luce, fatto sorridere l’amico in questione e scattato qualche foto da varie angolazioni. Se tutto va bene, l’amico si piacerà e vi ringrazierà soddisfatto, sostituendo immediatamente la sua immagine di profilo sui social con la foto appena scattata.

Fine.

Così la pensavo anch’io, più o meno. Fino allo scorso weekend, fino al momento in cui mi sono scontrata con la voce ruvida e perentoria di Efrem Raimondi e con i suoi lavori, che da 30 anni ritraggono i volti “noti” della società come mai li avevamo visti.

Un intero fine settimana passato alla pinacoteca A. Modigliani di Follonica, dove Alessandro Burato, fotografo follonichese con un debole per i ritratti, è riuscito a convocare Raimondi per una Lectio Magistralis aperta a tutti ed un workshop di due giorni, La Sede del Ritratto, appunto.

Sara, un dittico. ©A. Burato, 2015

Sara, un dittico. ©A. Burato, 2015

Comincia proprio venerdì sera la mia full immersion nel mondo dell’ Autore. Ho capito subito che non sarebbe stata una passeggiata di salute per il mio ego fotografico. Dal momento in cui si è creato il buio in sala,  il mio sguardo viene assorbito dai primi lavori di Raimondi, inizi anni 80, sul terremoto in Irpinia e sui ragazzi portatori di handicap. Immagini dirette, sfrontate, che l’autore definisce ingenue, frutto di scelte casuali, ottiche e  tagli diversi. Ma è da qui che tutto ha avuto inizio. Dall’ingenuità da cui mai ci dovremmo separare, per non essere condizionati dai dettami delle regole imposte dalla società.

Specialmente per i ritratti, troppo legati allo stereotipo di “fotogenia”. Una cosa che non esiste, di cui non ci dovremmo curare, perché i canoni di estetica imposti dai magazines e dagli schermi non sono ciò che si deve seguire quando si tratta di far uscire l’identità di una persona dalla macchina fotografia.

Esther. La fotogenia è sopravvalutata e oltremodo limitante. Preferiamo che la foto sia innanzitutto un ritratto del fotografo stesso. ©E. Amrein, 2015.

Esther. La fotogenia è sopravvalutata e oltremodo limitante. Preferiamo che la foto sia innanzitutto un ritratto del fotografo stesso. ©E. Amrein, 2015.

Un lavoraccio, credetemi. Il primo giorno di workshop, Efrem parte in quarta e fa passare le successive otto ore in un overdrive di immagini, nozioni, aneddoti, consigli, risposte e “fottetevene”. La sua visione della Fotografia si impadronisce piano piano del mio cervello e dei miei occhi, strumenti fondamentali per produrre delle immagini che siano per lo meno accettabili da un punto di vista tecnico e semantico.  Ed il mio cervello mi dice che il giorno dopo, quando passeremo alla pratica, sarà veramente difficile.

Difficile come dare indicazioni ad una persona per farle fare esattamente cosa si vuole che faccia, perché per bypassare l’iconografia del fotografo di moda che fa sistemare la modella con le 4 pose classiche che si vedono nelle pubblicità di cardigan anni ’80, ci vuole cognizione di ciò che si sta facendo, un’idea chiara, decisione, gentilezza, e perizia. Bisogna essere totalmente concentrati sul soggetto e mantenere il soggetto concentrato. Bisogna impugnare mentalmente i movimenti di chi si sta facendo fotografare, mettendo tutto al proprio posto, in una perfezione di espressioni e dettagli.

Divisi in coppie fotografiamo e ci facciamo fotografare, passando la giornata a mettere a fuoco, fisicamente e mentalmente, tutto ciò che serve per iniziare a capire come produrre dei lavori sensati, puliti ed incisivi. Il risultato è shoccante, resta un vuoto in testa che Efrem incoraggia, perché coincide con il punto di partenza per buttarsi a capofitto nello studio e nell’esercizio.

Efrem Raimondi sorveglia attento l'approccio al ritratto dei partecipanti. ©A. Burato, 2015

Efrem Raimondi sorveglia attento l'approccio al ritratto dei partecipanti. ©A. Burato, 2015

Quello che ho tratto da questa forte esperienza è stata una nuova consapevolezza dello strumento che tengo tra le mani quando voglio fissare per sempre un momento, un ritrovato entusiasmo per la disciplina del fotografare e la meraviglia per tutto quello che c’è da sapere al fine produrre una Fotografia perfetta.